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14/7/2009 - TRACCE DI FUMO SUI DENTI DEI BAMBINI

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Attraverso un accurato esame dei denti da latte, ed in particolare della concentrazione di nicotina in essi contenuta, si può misurare quanto i bambini siano esposti al fumo passivo da parte dei loro genitori sin dalla vita fetale nel grembo della mamma fino ai sette - otto anni d’età.
E’ emerso da una ricerca, pubblicata sul Journal of the American Medical Association (JAMA), coordinata da Simona Pichini, ricercatrice dell’Istituto superiore di sanità, in collaborazione con Garcìa-Algar dell’Hospital del Mar di Barcellona e con l’Institut Municipal d’Investigaciò Medica di Barcellona.
La ricerca è stata condotta a Roma su un campione di 35 bambini della scuola elementare Gianni Rodari, di cui 19 maschi e 16 femmine, figli di fumatori e non: è stato chiesto loro di donare un dente da latte, così da poterne misurare la concentrazione di nicotina.

Si è riscontrato che i denti dei bambini nati dopo una gravidanza in cui la madre non ha smesso di fumare, presentano un accumulo di nicotina maggiore (più del doppio) rispetto a quella riscontrata nei figli di non fumatrici e che resta comunque elevata la concentrazione di nicotina registrata nei casi dove la mamma ha interrotto il vizio durante la gravidanza per riprenderlo subito dopo o il papà ha fumato in casa. In generale, l’assorbimento di nicotina nei denti di un bambino che cresce dove nessuno consuma tabacco esprime un valore soglia minimo (15 nanogrammi). Statisticamente significativi, invece, sono risultati i valori di coloro che sono costretti a subire negli anni il fumo passivo.

«Fino ad oggi – afferma Simona Pichini - le ricerche sono state condotte sui capelli, sul sangue o sulle urine; queste metodiche hanno, però, consentito di rilevare la concentrazione di nicotina solo per alcuni mesi. Le indagini eseguite sui denti, invece hanno permesso l’anamnesi dei livelli di nicotina a partire dalla vita intrauterina e fino ai sette, otto anni di vita dei bambini. Questo perché la sostanza comincerebbe ad annidarsi all’interno del dente sin dall’inizio della gravidanza della mamma e continuerebbe ad accumularsi fino al momento della caduta spontanea dei denti da latte». I denti da latte, in sintesi, funzionerebbero come dei registratori in grado di ricordare per diversi anni quanta nicotina un bambino è stato costretto ad assimilare.

La ricerca, oltre a confermare il rischio indotto dal fumo passivo, apre anche nuovi orizzonti perché, grazie a questo esame sui denti da latte, si potrebbe in futuro correlare l’assorbimento passivo da nicotina al rischio di sviluppare patologie dovute al tabacco.


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